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Consorzio Colibrì “in rete” nella lotta contro l’ictus

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CONSORZIO COLIBRì ICTUS

Sono circa 1.500 i nuovi casi di ictus, che ogni anno si registrano a Bologna città metropolitana. Un numero sconcertante, che dimostra la rapida diffusione della temuta malattia cerebrovascolare.

L’ictus rappresenta la terza causa di morte, nel nostro Paese, ma la prima d’invalidità, con un impatto significativo anche su coloro che vivono a fianco del malato e un costo sociale, sanitario e assistenziale, altissimo.

Sempre a Bologna e provincia, ogni anno circa 10.000 persone, tra familiari, amici, volontari e caregiver professionali, devono confrontarsi con la malattia e si aggiungono ai numeri degli anni precedenti. Dati di cui non c’è purtroppo percezione tra la popolazione e che rendono difficili gli interventi di prevenzione.

 

Ma Bologna non è un’eccezione, come spiega Salvatore Ferro, della Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione Emilia Romagna e coordinatore della rete regionale Neuroscienze e Riabilitazione: “Sono numeri importanti, che non si discostano dall’andamento generale, con i circa 16 milioni di persone che nel mondo sono colpite da questa malattia. E ancora più allarmanti, se si pensa che tra i 5 e i 7 milioni di coloro che hanno un ictus muoiono, mentre oltre 5 milioni rimangono disabili. In Italia, ogni anno si verificano circa 200.000 casi, tra nuove insorgenze (80%) e recidive (20%)”.

 

Per ridurre le conseguenze dell’ictus, l’Emilia Romagna è stata una delle prime ad attivarsi: “Già nel 2007 – continua Ferro – la Regione ha deliberato un documento d’indirizzo per le Aziende sanitarie regionali, che prevede l’immediata chiamata del 118, dove una scala di valutazione permette di riconoscere prontamente i sintomi e organizzare un tempestivo invio in un pronto soccorso dotato di TAC cerebrale, per una diagnosi certa. Solo a quel punto e entro le quattro ore e mezza dai primi sintomi, può essere somministrata la terapia trombolitica endovenosa, che riduce la persistenza della disabilità. Nel 2016, a Bologna è stato possibile sottoporre alla terapia 124 persone arrivate in tempo utile, ma il lavoro da fare è ancora tanto.”

 

Società Dolce ha attivato il punto di ascolto e informazione gratuito “Informa Dolce”, presso il Centro ambulatoriale Spazio Salute, in via Bernardi 7h, con l’obbiettivo di offrire un riferimento sulle malattie invalidanti da parte di un’équipe multidisciplinare. Sull’ictus, si avvale della collaborazione dell’associazione A.L.I.Ce Bologna, per la lotta all’ictus cerebrale: “Da tempo – spiega Marina Farinelli, presidente dell’associazione – abbiamo realizzato Punti di ascolto (PDA) attivi presso gli ospedali Maggiore, Sant’Orsola-Malpighi e la Casa di cura Villa Bellombra, dove psicologi e volontari collaborano con gli operatori sociali e sanitari e sono a disposizione dei pazienti, dei loro familiari e dei cittadini per dare informazioni e rilevare i principali bisogni. Un modello d’intervento in sinergia e in rete con le istituzioni sociosanitarie, incoraggiando, proponendo e partecipando ad interventi in tema d’informazione, supporto e prevenzione, per i pazienti, i loro familiari e tutta la cittadinanza”.

 

La collaborazione tra Società Dolce e A.L.I.Ce Bologna è una delle tante avviate dalla cooperativa per offrire risposte ai bisogni della persona, frutto non solo di confronto, ma anche di sinergie tra i pazienti e chi lavora su specifici aspetti della malattia: dalla sla, alla sclerosi multipla, all’ictus, alle altre disabilità acquisite, la cooperativa è soggetto aggregante, per una risposta ottimizzata.

Lo spiega Sara Saltarelli, responsabile Area assistenza alla persona di Società Dolce: “La collaborazione con l’associazione per la lotta all’ictus ci ha portati ad organizzare la migliore risposta e oggi, a Spazio Salute, lavora un neuropsicologo, che fa parte di A.L.I.Ce Bologna, così come due fisioterapisti che da anni hanno esperienza di riabilitazione sulle cerebro lesioni. Siamo partiti con A.L.I.Ce Bologna, ma lo spazio è aperto a tutte le realtà che intendono condividere con noi la loro esperienza”.

 

Collocare l’attività informativa per i cittadini all’interno di un Centro di riabilitazione non è casuale, se si pensa che la conseguenza dell’ictus è spesso una disabilità: una persona sta benissimo e in pochi istanti si ritrova nella totale non autosufficienza.

Per questo, un percorso di recupero è fondamentale, come sottolinea Vincenzo Pedone, direttore sanitario di Villa Bellombra, struttura residenziale riabilitativa: “La riabilitazione va attuata in tempi veloci, già alla dimissione dalla Stroke Unit ospedaliera. La procedura prevede un periodo di recupero in strutture come la nostra, per una riabilitazione intensiva erogata da un team esperto multidisciplinare. Terminata questa fase riabilitativa residenziale, la persona e la sua famiglia devono continuare a trovare il necessario supporto assistenziale”.

 

La delibera regionale del 2007 enfatizza la continuità assistenziale sul territorio, fornendo le prestazioni sociali e sanitarie anche a domicilio delle persone con ictus. Tuttavia, emerge un problema reale: “Un aiuto che spesso non si trova, o si fatica ad individuare, – spiega Pietro Segata, presidente di Società Dolce – con un forte impatto sui cittadini. Famiglie disorientate, persone disabili che faticano a trovare riferimenti, scoprendo ogni giorno necessità nuove, dall’organizzare un trasporto, al trovare un sollevatore per alzarsi dal letto, o semplicemente un aiuto per lavarsi e vestirsi. Per questo abbiamo costruito un’appropriata risposta assistenziale e sanitaria: dall’ospedale, a domicilio, dall’ambulatorio, alla residenza intensiva.”

Un percorso mai improvvisato, ma condotto con chi da sempre opera in contesti specialistici, dall’associazionismo, coi gruppi di autoaiuto e i seminari di A.L.I.Ce Bologna, alle strutture sanitarie del consorzio Colibrì, di cui Villa Bellombra fa parte, alle istituzioni pubbliche.

 

L’urgenza d’informazione è stata raccolta dalle istituzioni: dopo la Regione Emilia Romagna, anche il consiglio comunale di Bologna è pronto a discutere del tema, come afferma Caterina Manca, medico legale e consigliera comunale: “Vedo i postumi dell’ictus ogni giorno – dice – e so quanto l’opinione pubblica ignori la reale diffusione della malattia. Abbiamo il dovere d’informare ed educare con campagne mirate”.

 

Dal 2014 ad oggi, la sede bolognese di Alice è entrata in contatto con quasi 3.500 persone, tra malati e familiari e ne ha raccolto i bisogni. I risultati? Al primo posto, la richiesta di informazioni (59,1%) il supporto psicologico (54,3%), mentre uno su tre ha espresso la necessità di una riabilitazione e di confronto in gruppi di auto mutuo aiuto.

 



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